Palazzo Guidobono | Pinacoteca Tortona

Romolo Del Bo

Nasce a Pavia nel 1870 e inizia a scolpire a quindici anni sotto la guida dello sculture G. Argenti.

Si trasferisce a Milano dove segue i corsi presso l’Accademia di Brera, dove nel 1891 presenta un ritratto in gesso. Dopo un soggiorno a Parigi, è di nuovo a Milano dove, sempre a Brera, presenta l’opera “La vedova del minatore”, uno dei rari esempi in cui tenta un accostamento a temi sociali interpretati in modo veristico nell’ambito di un genere di scultura a metà strada tra la tendenza sociale-umanitaria e l’impressionismo.

Nella prima fase della sua produzione lo stile del Del Bo oscilla tra luminismo impressionistico e bistolfismo. Egli stesso amava definirsi un contemporaneo di Adolphe Wildt per la tendenza ad accentuare un certo simbolismo, interpretato in modo a volte superficiale, che rimane tuttavia legato alle “delicatezze di un luminismo lombardo, più vicino al Rosso che agli epigoni del Grandi, e a quell’amore per la grazia ritmico-formale …, ma ormai colorata di qualche cadenza liberty, tutta dell’epoca” (Piceni-Cinotti, 1962).

Del Bo partecipa a vari concorsi pubblici, tra cui quello per il monumento a Giuseppe Verdi al quale concorre con due bozzetti, rispettivamente del 1905 e del 1906. Sempre alle esposizioni di Brera partecipa nel 1906 con il gruppo marmoreo La bellezza nell’amore e nel 1911 con Enigma (Milano, Galleria d’arte moderna), un busto femminile che denuncia una certa influenza del gusto floreale.

Un punto focale per l’attività di scultori sia milanesi sia di altre città in questi anni era il cimitero Monumentale di Milano, che vede molti artisti impegnati nella realizzazione di monumenti funebri. Esegue nel 1915 la Tomba Carozzi con “figura giovanile di donna, irrigidita in un dolore senza lacrime”, dove la “concezione austera della linea” (Genovesi, 1915) rivela un grande amore e una grande sapienza nel trattare la materia; nel 1922 scolpisce una stele in marmo di Carrara per la tomba Guazzini, raffigurante una fanciulla che alimenta una fiamma.

Nell’aprile del 1917 la Società per le belle arti ed esposizione permanente organizza una mostra individuale della sua produzione, dove l’artista espone una ventina di opere; nel 1926 è presente alla prima mostra del Novecento con due bronzi, tra cui il busto femminile Visione (Milano, Galleria d’arte moderna) e nel 1929 partecipa con la Venere dormiente alla mostra degli artisti contemporanei alla galleria Pesaro. Nei rilievi marmorei per la Tomba Ceschina di Muronico d’Intelvi, nella figura che piange i suoi morti, il Del Bo raggiunge “morbidezza sapiente di forme, armonia di linee, poesia di melanconici accenti” (Vigezzi, 1932, n. 152); lo scultore muore a Milano il 21 novembre 1936.

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